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3º Happening degli oratori
“Facciamo fuori l’oratorio”
di Giordano Feltre

“Facciamo fuori l’oratorio” è il titolo un po’ provocatorio del terzo Happening degli Oratori (tenutosi a Molfetta il 4, 5 e 6 settembre), molto apprezzato dai 500 giovani provenienti da più di 60 diocesi italiane, proprio per il suo carattere intrigante, che cela un invito al cambiamento.
“Far fuori” dice don Michele Falabretti (direttore del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile), può prestarsi a molteplici interpretazioni, come ad esempio lasciare ciò che non va più e osare coraggiosamente oltre le mura famigliari del “si è sempre fatto così”, affrontando quel necessario distacco da abitudini e convinzioni che purtroppo non rispondono più alle necessità educative dei giovani di oggi. Far fuori l’oratorio sposa alla perfezione anche l’invito ad essere Chiesa in uscita, tanto caro a Papa Francesco, che invita verso luoghi e persone che possono condividere intenti e passioni educative, tese all’accompagnamento delle giovani generazioni nella costruzione di un futuro buono e lungimirante.

Don Michele paragona efficacemente l’oratorio di oggi all’immagine della tenda, ovvero una casa mobile e leggera capace di spostarsi in varie direzioni, dalle pareti flessibili e sottili, sotto le quali si può trovare riparo e che permettono di restare in ascolto di ciò che avviene nel mondo circostante.
Essere un oratorio in uscita implica senza dubbio che ci sia un “dentro” da cui partire, sottolinea il relatore Marco Moschini, docente di filosofia teoretica a Perugia e direttore del corso di perfezionamento in progettazione, gestione e coordinamento dell’oratorio. Un dentro che rappresenta sia le origini, le radici della propria provenienza cristiana, sia quello spazio riservato di cura e riflessione, nel quale è possibile ritrovarsi dopo un viaggio per riordinare le idee e i vissuti.
Da qui la presenza imprescindibile di educatori e educatrici capaci di ascoltare e dare fiducia ai più giovani, disposti a viaggiare e sporcarsi le mani insieme a loro, come sostiene Angela Melandri (coordinatrice del progetto Oratori della diocesi di Parma), il cui intervento ha mostrato l’esempio di un progetto educativo realizzato in una realtà parrocchiale, finalizzato all’aggancio e all’accompagnamento di ragazzi in dispersione scolastica.

“Fare fuori l’oratorio” dunque non è semplicemente una questione geografica, tesa all’esplorazione di un altrove lontano e diverso dal proprio con cui confrontarsi, ma significa anche aprirsi a nuovi linguaggi e metodologie, alcuni dei quali sono stati efficacemente tradotti nei molteplici laboratori organizzati per l’evento, ognuno dei quali mirava a qualificare in ambiti differenti la formazione dei partecipanti. Per gli animatori junior, ovvero per gli adolescenti compresi tra i 15 e i 19 anni, sono stati messi a punto 15 laboratori riguardanti le dipendenze, l’orientamento professionale, la missionarietà, l’arte, la musica, il teatro, l’inclusione sociale della disabilità, la legalità, l’ambiente, lo sport e la carità. Per gli animatori Senior, ovvero per le figure educative oltre i vent’anni, sono stati preparati 4 laboratori centrati sulla progettazione pastorale in oratorio, sulla comunicazione nel mondo digitale, sul discernimento vocazionale in vista di un progetto di vita e un laboratorio inerente al progetto Sport4joy, promosso dall’ufficio per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport. Infine, riservato ai coordinatori di oratorio e ai vari operatori degli uffici per la pastorale giovanile, sono stati riservati 2 incontri con don Michele, per discutere e affrontare le questioni aperte sull’educatore professionale in oratorio e sul rapporto di collaborazione tra associazioni che a vario titolo concorrono nell’educare ragazze e ragazzi.

Occorre evidenziare che la molteplicità delle proposte formative dell’Happening, non mette soltanto in luce la varietà dei bisogni delle giovani generazioni, ma anche, e soprattutto, le competenze sperimentate sui vari territori dagli oratori italiani, un patrimonio preziosissimo di esperienze che può essere condiviso e rimodulato nelle varie diocesi e che testimonia un metodo e uno stile educativo ispirati alla vita buona del Vangelo.
Nella mattinata di chiusura dell’Happening don Michele afferma che “l’oratorio ti resta dentro”: la sua essenza unica e trasversale nel tempo, è capace di parlare alle generazioni e, in momenti particolari della vita, contaminarle per sempre. Don Michele esorta infine tutti i partecipanti a continuare a fare comunità insieme, una sfida che i più giovani abbracciano con slancio ed entusiasmo e che l’adulto non può lasciarsi sfuggire.
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