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Assetati di domani?
Un convegno sugli adolescenti
di Redazione Upee

Il convegno “Assetati di domani?” ha accolto 90 partecipanti, tra preti e laici per un focus incentrato sull’età stupenda e bistrattata dell’adolescenza, intesa come fascia compresa tra i 14 e i 19 anni.  Un periodo che è una terra di mezzo del “già” ma del “non ancora”, di cui si può dire ogni luogo comune senza dire di conoscere davvero i figli del nostro tempo.
Gli Oratori delle Diocesi Lombarde non si sono accontentati di una sommaria definizione, di un approccio pressappochista. Alla base delle ricerche sviluppate da Ipsos, a cui Odl si è affidata, c’è un interrogativo potente, quello sul futuro. C’è ancora una sete di futuro nei nostri adolescenti? Come può essere alimentata, supportata, educata ad essere generativa? C’è una speranza che anima questo futuro, che lo porta a compimento?
Domandarsi seriamente che futuro consegniamo agli adolescenti che si affacciano al mondo significa non avere un vago sentimento di speranza, ma credere che speranza, spes in latino, sia principalmente “trarre da”, un’azione appunto.
La Chiesa non vuole stare con le mani in mano: ardisce a credere che la vocazione, la chiamata, la scelta di impiegare la libertà dell’uomo per qualcosa di grande sia in nuce già negli adolescenti. Sembra una sfida, dal profilo alto e dall’esito incerto, eppure si è concretizzata. Interrogativi e ricerche di questo tipo sono state alla base del convegno svoltosi a Bergamo sabato 30 settembre 2017.
Ipsos, agenzia di statistica incaricata di svolgere la ricerca, ha condotto uno studio integrato quali- quantitativo sugli adolescenti lombardi. Sono state rilevate risposte nel mondo adulto, perché emergesse l’idea che la nostra società ha degli adolescenti. Di fatto si ha un’idea decisamente critica dell’adolescenza. Successivamente l’indagine è stata svolta dialogando con i diretti interessati, gli ado che abitano le nostre realtà. Emergono tratti interessanti: la noia come spinta verso forme di trasgressione, i genitori come punti di riferimento credibili, la scuola come snodo fondamentale, la consapevolezza di vivere in un mondo complesso. Ciò che manca sempre più è la fiducia dei genitori in istituzioni altre rispetto alla famiglia: questo porta gli adolescenti ad avere meno punti di riferimento al di fuori e a ripiegarsi sul quotidiano senza un vero progetto di vita, almeno abbozzato.
La ricerca in conclusione sembra porre alcune decise domande al mondo degli adulti: quali ruoli devono assumere i “grandi” nei confronti dei ragazzi? Quali possono essere le strategie per relazionarsi con le famiglie? Quali azioni concrete intraprendere, per alimentare la sete di futuro che nei giovani resta?
Marco d’Agostino, uno dei relatori presenti al convegno e rettore del seminario di Cremona, ha offerto tre passi da compiere, precisi e concreti.
In primo luogo è chiesto agli adulti il coraggio di farsi vicini agli adolescenti, di entrare in contatto con loro, di instaurare relazioni significative.
Il secondo step è quello decisivo: responsabilizzare i ragazzi con cui abbiamo a che fare. Questo significa che diventeranno adulti se vengono trattati da adulti, e trattarli da adulti significa fidarsi di loro. Il terzo passo è fondamentale, perché i primi due portino a un cambiamento sensibile: è necessario e urgente fare squadra per camminare insieme agli adolescenti. Questo vuol dire che gli adulti che hanno a cuore questo mondo sono forti e credibili se procedono insieme, facendo rete tra loro, con stima reciproca. Tra famiglia, scuola e oratorio ci possono essere punti di connessione vitali e decisivi.
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