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BellaStoria
Presentazione Cre per animatori
di Maria Chiara Rossi

Tre serate di presentazione. Migliaia di animatori. E un tema tosto per un pubblico di adolescenti: la vocazione. Dopo due anni di Cre in cui il tema è stato la creazione del mondo e l’azione dell’uomo nel mondo che gli è dato, dopo quindi “DettoFatto” e “AllOpera”, ecco “BellaStoria”. La storia di ciascuno di noi è proprio la scoperta della nostra vocazione, che si svela passo dopo passo, in ogni tappa della vita. Quali sono queste tappe? Noi ne abbiamo scelte quattro, da mettere in scena e da sintetizzare in quattro verbi che scandiscono le quattro settimane in cui si articola ogni Cre.  Tutto ha inizio quando si nasce. E allora in scena una bellissima storia di nascita, che scombussola la vita di tanti parenti e tante persone che stanno intorno alla piccola che viene al mondo. Ogni adulto che assiste alla nascita resta a bocca aperta di fronte alla piccola Anna, e in un certo senso “rinasce” come papà, mamma, nonno o nonna, zio. Ma nascere è solo il primo passo. Come dice il ballo è “tosta la vita da bambino” perché l’avventura è crescere, “diventare grandi”.

In un mix di balli e di sketch teatrali, gli animatori quindi mettono in scena anche il secondo verbo, crescere. Una parola che ne contiene mille, contiene tutte le sfide che ci vedono protagonisti nella vita di tutti i giorni, perché crescere è una meta che non sembra mai raggiunta, perché crescere non è arrivare a un numero, a un lavoro, a un’età, a un obiettivo, ma è un percorso. C’è spazio perciò per chi, nello spogliatoio, dopo un’ora di ginnastica, misura le taglie e l’altezza per capire a che punto è della vita, ma comprende che in fondo le cose più belle non si misurano. E poi arriva il tempo della trasgressione, di quando si vuole fare di più, osare di più, per poi capire che crescere è diventare pienamente e veramente se stessi.

Ma chi racconta tutte queste storie? La voce narrante dello spettacolo è un’insegnante che incontra tante storie vivendo con i suoi alunni, e queste storie diventano parte di lei. È una mano sapiente che schizza ogni cosa che succede e trasforma in disegno ogni storia. Con due schermi è stato possibile visualizzare in presa diretta la cornice e la scenografia di una scena che si costruisce con i corpi, con le voci, con l’espressione e anche con un tocco tecnologico, sotto la sapiente regia di Michele Cremaschi.  Desiderare è però quel verbo che ci distingue, noi siamo un po’ i desideri che ci abitano e quelli in cui crediamo così tanto che vogliamo che si avverino. Il primo tra tutti, il più importante, è l’amore. Tra una risata e una rappresentazione così realistica del nostro animo e dei nostri pensieri, va in scena un episodio di innamoramento: il desiderio rivaluta la distanza, è come un filo sottile che lega alla persona amata, e ci permette di apprezzare la vicinanza e la distanza. Lo spazio dell’innamoramento è quello in cui costruire con un po’ di coraggio un incontro che può essere decisivo. “Nella vita possiamo avere tanti desideri, alcuni piccoli, altri grandissimi, tutti importanti”: se ne accorgono la stella polare e la stella cadente la notte di san Lorenzo, dando voce a chi nel prato volge gli occhi al cielo stellato. Il bello è vedere ogni piccolo uomo e ogni piccola donna lottare ogni giorno per far diventare realtà i propri desideri, come quello di lasciare un segno nella vita degli studenti, quello in cui si spera che vinca la squadra del cuore, quello di essere guardati dalla persona amata. C’è anche un desiderio che si distingue dagli altri, che ha in sé “la forza di un istinto”. È un desiderio che si svela sul finale.

La storia di Anila, che chiude lo spettacolo, è una storia vera, come tutte le altre. Ma ha dentro qualcosa di più drammatico, di più potente. È la storia di una bambina che arriva nella classe dell’insegnante quasi per errore, in cerca della sua mamma. A raccontarla è un dialogo tra l’insegnante e Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, che interviene tramite un video: Anila è una dei tanti migranti bambini che arrivano soli, con un solo numero di telefono in tasca e la consapevolezza che i genitori si trovano in Europa. Troppo poco, sembrerebbe. Gli adulti coinvolti si sentono chiamati a non lasciare sola Anila, a spendersi e a lottare contro il mostro della burocrazia che sembra allontanare ogni mese di più il desiderio della bambina.
Anila arriva a dire che vuole farla finita, che la sua vita non ha senso senza una famiglia, e che Dio l’avrebbe perdonata per il suo gesto estremo. Ma poi scatta qualcosa. Esiste qualcuno di cui potersi fidare davvero. E la lenta macchina della burocrazia fa il suo corso. Finalmente, e in modo inatteso, il desiderio si compie. Compiere è proprio quella cosa che non possiamo portare a termine da soli, senza il contributo degli altri. Il vescovo Francesco ci ha regalato tre storie per dirci che “noi siamo belle storie e che le storie sono l’essenza costitutiva dell’uomo, sono il modo in cui l’uomo non si perde, non dimentica se stesso. Vocazione è la bellezza di ogni storia che si svela”.  “BellaStoria l’estate!”, perché sarà possibile fare esperienza e tesoro di tutto ciò.
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