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Corso Centrale
Tante voci ed emozioni
di Chiara Del Monte
 
Quando finisco un viaggio amo passare interi pomeriggi a guardare le fotografie. Hanno un potere straordinario: sono istantanee, racchiudono un momento, ma vivono l’oltre. Provo così ad intravedere il tutto: i sentimenti prima dello scatto, il motivo di quel click, i sorrisi e, magari, anche qualche lecita smorfia; perché, si sa, non tutti siamo fotogenici e certe consapevolezze si colgono anche nell’attimo.
Un secondo lì, un altro là: sommati non saranno altro che testimonianza di quanto il Corso Centrale 2018 ha sperimentato e fatto sperimentare. Foto-grafare, in fondo, significa “scrivere con la luce”. E io, oggi, aiutata dai ragazzi che abbiamo accompagnato in questo percorso, voglio raccontarvi questa luce. È l’unione di scatti scritti con loro, e grazie a loro.

Il Corso Centrale è stato prima di tutto un tripudio di attesa, di aspettative, di “non so se” destinati a diventare “ma allora”. Veronica, di Adrara San Rocco ci dice: “Sono partita con l’idea di un Corso di quelli che si fanno in auditorium: seduti, appunti in mano e proiettore sempre acceso. Invece, quando sono entrata, è stato una bomba di energia: ballavano e sorridevano tutti. È stato davvero impressionante!”. Click. A lei fa eco la voce convinta e determinata di Gloria di Nembro: “Il mio don mi ha fatto questa proposta su due piedi. D’impatto ho rinunciato: la domenica mattina è fatta per le partite di pallavolo. Poi mi ha incontrato, di nuovo, e ha insistito. Mi ha detto che l’argomento principale era l’oratorio, e come mai al centro ci fosse Gesù. Con tutti i ragazzi che poteva chiamare, lui ha scelto proprio me. Mi sono sentita speciale. Era come trovarsi nel posto giusto al momento giusto”. 1, 2, 3 cheese.

Ogni fotografia è scandita dal tempo, che scivola tra le dita e negli occhi. È il tempo delle cose e delle persone, che hanno bisogno di incontrarsi per diventare trascrizione istantanea. Ecco che il Corso si è alimentato di relazioni. Di domenica in domenica è diventato uno scorgere volti sempre più noti, rassicurazione di un percorso davvero condiviso. A questo proposito Luca, di Mariano di Dalmine ci regala uno scatto: “Porto a casa una vera unione con un gruppo. È stata un’esperienza molto bella, in grado di andare al di là di ciò che si ‘fa’ in oratorio, dando spazio anche ai ‘perché’”. Click. Essere, non solo agire. Non solo trovare risposte, ma imparare a farsi le domande giuste. Una foto è ben riuscita quando è abitata, e uno nell’abitare porta tutto se stesso. A casa non si ha paura di mostrarsi per come si è, e non si può fare a meno di guardarsi allo specchio. «L’altro» ha giocato qui un ruolo fondamentale sia nel confronto nei gruppi, sia nel ricordo di una persona che ci ha accompagnato diventando poi un modello. Ecco che Valentina da Montello non si lascia sfuggire la gioia della condivisone incontrata: “Anche solo il fatto di aver avuto modi diversi per affrontare un argomento serio e impegnativo, dovuto dalla differenza di provenienza, è stato davvero arricchente”, mentre Alessia, da San Paolo d’Argon, dal Corso porta a casa “Una nuova persona come punto di riferimento verso cui tendere, crescendo”. 3, 2, 1 Scatto. Sono fotografie per non dimenticare e per non smettere di guardare e di guardarsi. Sono fotografie che, anche se rappresentano ormai un momento del passato, stanno accompagnando una nascita. Non è fonte impassibile, anzi, zampilla di consapevolezza nuova ed è testimonianza per sempre. Dopo che la luce scrive e descrive, infatti, è come se dicesse “Ora non siamo più estranei: ti accompagno con me per sempre!”. Questo accade perché ogni esperienza permette a ciascuno di chiamarsi fuori dal flusso della vita: ognuno, pur esistendo e vivendo, può arrestarsi senza farsi travolgere, riflettere senza farsi con-fondere.

Il Corso Centrale si è posto come uno stop da cui ripartire, come ci ha raccontato il nostro Luca da Paratico: “Forse prima di queste domeniche il mio sguardo era limitato al CRE; qui ho avuto occasione di capire l’importanza del contatto umano con i bambini, che spero si possa evolvere”. Click. Ci auguriamo che ognuna di queste fotografie, espressione di un’impressione, possa perdurare nella mente di ciascun corsista come forza per il futuro. Perché non siamo noi a catturare una foto, ma è la foto che ci cattura. E anche noi animatori siamo rimasti catturati dalla luce di questi ragazzi, che danno speranza, vera, ai nostri oratori e alla Chiesa di domani. Portiamo a casa una fotografia che è fiato trattenuto durante lo scatto, ma in grado di donare respiro per la vita.
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