Articoli
SCRIVI UN ARTICOLO
Condividi anche tu i racconti di ciò che succede nel tuo oratorio.
Scrivi un articolo e invialo
all’indirizzo redazione@upee.it allegando possibilmente una fotografia in formato jpg.
Dare casa al futuro
Le parole coraggiose del sinodo dei Giovani
di Maria Chiara Rossi

Giornate intense quelle trascorse a Terrasini (Palermo) dagli incaricati di Pastorale Giovanile provenienti da tutta la penisola: “Dare casa al futuro. Le parole coraggiose del Sinodo dei Giovani” è il titolo audace del convegno che ha avuto luogo dal 29 aprile al 2 maggio scorsi.
Coraggio e audacia, due parole non dette a caso: il Sinodo ha messo al centro i giovani, lo sappiamo. Ma questo ha costretto la Chiesa intera a mettersi in ascolto e poi a mettersi in discussione, di fronte a uno scollamento evidente tra realtà giovanile e realtà ecclesiale. Il risultato è che è tutto da buttare? Tutt’altro. L’esortazione “Christus vivit” di papa Francesco è un invito deciso a rimboccarci le maniche, poiché siamo il corpo vivo di una Chiesa il cui capo è Cristo.
Ecco perché la Pastorale Giovanile italiana coglie la palla al balzo e si pone di fronte alle questioni emerse grazie al Sinodo e ai tre documenti redatti durante i mesi di preparazione, di svolgimento e di sintesi, aiutata da voci autorevoli che sono state capaci di dialogo serio e sincero.

Consapevoli della situazione radicalmente mutata, in fatto di giovani e fede, negli ultimi dieci anni, don Michele Falabretti ha dato inizio ai lavori. È con l’aiuto di don Rossano Sala, segretario speciale del Sinodo e direttore della rivista “Note di Pastorale giovanile”, che ci si addentra nei lavori a partire dalla preghiera, a partire dal Vangelo: “Siamo nella stagione dei primi bagni, in questa zona di mare. Facciamo un bagno di realtà, anche se genera turbamento. Poi un bagno spirituale, per ritrovare i criteri della fede che illuminano. Infine il bagno della decisione, con coraggio”.
Segue l’intervento di Silvano Petrosino, noto filosofo esperto di Levinàs e Derrida: “Compito nostro è parlare di quello che abbiamo visto e ascoltato. Di cosa dunque? La missione è conseguenza di un incontro avvenuto. Il problema è che forse non abbiamo ancora visto niente. Ci hanno educato in questo modo ma non abbiamo ancora visto niente. La prima cosa di cui accorgerci è questa: c’è dell’altro, oltre a quel mondo che ci sembra ai nostri piedi, tutto intorno a noi. C’è un mistero che ci supera e ci chiede di recuperare la nostra dimensione di uomini spirituali. Uomini dall’ampio respiro. Poi renderci conto che questo altro è ‘bene’: il progetto che Dio ha per noi è bene ma, come con Gesù, il Padre non si sostituisce alla risposta del figlio.  Il calcio di rigore è del figlio. Il padre non desidera il goal, ma che il figlio tiri il rigore”.  Una provocazione stimolante e ricca, che lascia poi spazio all’intervento di Frère Alois, il successore di Frère Roger nella conduzione della comunità di Taizé: un luogo emblematico per tantissimi giovani che ogni anno, oltre le differenze di lingua e di confessione religiosa, si incontrano per pregare e per dialogare. Le indicazioni sono semplici e radicali: “Occorre agire come Gesù, riunire i giovani, prima ancora che per animare attività, per amarli e ascoltarli. Scoprendo i loro doni prima di proporre le nostre idee. Poi, pregare con loro, con semplicità. Creare spazi fraterni, dove si può crescere nella carità. L’obiettivo è incoraggiare i giovani ad avanzare insieme ad altri, a sentirsi in cammino non solo nei grandi eventi ma nella vita di tutti i giorni. La cosa più forte che si può fare è non trattenerli, ma visitarli là dove vivono”. Ad accompagnarlo c’era anche Frère John: “La giovinezza è lo spirito di apertura alla vita con la libertà interiore di scelte radicali”. C’è spazio anche per le domande che non risparmiano le questioni più scottanti che si intrecciano con la vita dei giovani. La Chiesa è chiamata ad essere famiglia, di fronte alla fragilità delle tante famiglie di oggi, è chiamata a una prossimità non invadente ma accogliente. Mercoledì 1° maggio il dialogo si apre al terzetto composto da Suor Alessandra Smerilli, don Giuliano Zanchi e don Salvatore Currò, esperti rispettivamente di economia, arte e teologia. Il dialogo è fecondo e prende le mosse dal distacco dei giovani dalla Chiesa: “I giovani si possono amare anche a distanza”, dice don Giuliano, “senza particolari ambizioni di conquista”. Non è rassegnazione questa, tanto che don Salvatore risponde: “Bisogna investire sulle relazioni e sulla fiducia in esse. La Chiesa può essere quel luogo dove io posso dirmi, dove faccio emergere la sana inquietudine che mi abita dialogando con gli altri. Il Documento Finale invita a fare casa, fare famiglia, vivere esperienze di condivisione forti”.

I temi sollevati e gli spunti non si contano: c’è urgenza di dire e di agire,  partendo da un pensiero condiviso. E poiché la strada da percorrere è ancora lunga, il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile appronterà delle linee guida, consegnerà “nove parole coraggiose” che racchiudono le attenzioni più importanti su cui focalizzarsi in un prossimo futuro per generare discernimento comunitario, capace di dialogo, conversione e scelte audaci e creative.
Share Facebook
Share Twitter
© Upee - Ufficio Pastorale Età Evolutiva
Privacy Policy | Redazione | Upee@curia.bergamo.it | Credits