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Due libri da scoprire
“Non esistono ragazzi cattivi” e “Quello che dovete sapere di me. La parola ai ragazzi”
di Maria Chiara Rossi

Mare o montagna? Lago? Gite fuoriporta? Voli intercontinentali? Interrail? E portatelo un libro! Non si sa mai, magari va a finire che lo apri e… lo leggi! Per te abbiamo due libri che non puoi lasciarti scappare, davvero irrinunciabili.
Parlano di adolescenti e giovani di oggi. A prima vista, si potrebbe dire che raccontano storie di ragazzi “difficili”, ma sarebbero gli autori stessi a smentirci. E allora, ti si è accesa la curiosità?

NON ESISTONO RAGAZZI CATTIVI
Partiamo con il primo titolo, “Non esistono ragazzi cattivi” di don Claudio Burgio, edizioni Paoline, 12 euro. Di cosa si tratta? “Li chiamano ‘ragazzi a rischio’, ‘delinquenti’, ‘ragazzi di strada’, ‘giovani devianti’, ‘mostri’: per me sono ragazzi e basta”. Da quando è seminarista, don Burgio incontra ogni giorno ragazzi del carcere minorile, delle comunità o di strada. Incontra giovani incolpati di gravi reati ed è capace di farsi loro vicino, prossimo. Le storie che racconta sono storie vere, di vita. Il libro si fa portavoce di un’accoglienza capace di cambiare chi si sente toccato da uno sguardo che non giudica.

Ma perché ci interessa tutti? In sostanza, per questo: il libro, senza mezzi termini, dice cosa vuol dire essere cristiani veri. Farsi compagni di strada di chi ha fallito mette l’adulto in discussione, se è disposto a chiedersi cosa vuol dire e cosa comporta essere davvero uomini. In atto, mentre si legge, si compie anche una rieducazione dell’adulto che si lascia interpellare. Don Burgio è capace di un’evangelizzazione incarnata: non solo parole ma soprattutto vita spesa, ascolto, fiducia, speranza. Non arrendersi di fronte alle storie dei falliti non è sempre facile. Nel volume trovano spazio storie di successi e di insuccessi, lette alla luce di una missione che è quella sacerdotale. Tra le pagine non mancano aneddoti divertenti, parti di storie che difficilmente dimenticherai.

QUELLO CHE DOVETE SAPERE DI ME. LA PAROLA AI RAGAZZI
Ed ecco ora un secondo titolo, “Quello che dovete sapere di me. La parola ai ragazzi”, a cura di Stefano Laffi, Feltrinelli, 14 euro.  Il testo non ha un unico autore: si potrebbe parlare di un’opera corale. A tanti, tantissimi adolescenti tra i 16 e i 21 anni è stato chiesto di continuare la frase “Quello che dovete sapere di me…”: ne sono nate delle lettere che, scelte raggruppate per temi, hanno dato vita al libro.
Al lettore appare quindi l’orizzonte giovanile che non viene raccontato dall’esterno ma si racconta dall’interno, a cuore aperto. Ogni storia è essenziale, ce n’è una nuova ogni venti righe.
La parola che più spesso ritorna è “futuro”: un orizzonte incerto di cui i giovani hanno consapevolezza e anche di cui sono affamati.

Perché leggerlo? Non solo dà voce, senza mediazioni o interpretazioni, alle emozioni, ai sentimenti e ai pensieri che abitano gli adolescenti di oggi, ma anche alla spinta che essi sentono di avere dentro.
“Sono parte di una generazione che vive una costante rivoluzione. Una rivoluzione dei costumi, che nonostante si sia svolta in poco tempo, ci ha resi profondamente diversi dalla generazione che ci ha preceduto. Una rivoluzione delle comunicazioni che ci illude di essere più vicini, ma che ci lascia sempre più soli. Una rivoluzione nel modo di pensare e di concepire la Fede, la religiosità, la morale con orizzonti molto più ampi che il nostro Campanile. Una rivoluzione politica e del lavoro che cambia il concetto di cittadinanza e allarga i confini delle nostre esperienze future. Io credo (e mi piace lottare perché ciò avvenga) che la mia generazione possa fare grandi cose”: così scrive F., di diciotto anni. Capire che gli adolescenti chiedono un mondo diverso da quello che hanno ci spinge a fare due cose: far vedere il bello che c’è, il buono che riusciamo a consegnare loro, e poi metterci al loro fianco, perché non siano i soli a voler cambiare ciò che non va, a partire dalla piccole cose. Anche d’estate.

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