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Due-giorni
Intervista a don Gabriele Bonzi
Di redazione Upee

C’è bisogno di tempo per non farsi sorprendere dal cambiamento. C’è bisogno di due azioni, apparentemente poco concrete. C’è bisogno di riflessione e di risignificazione dell’agire in ambito pastorale. Forse non è vero che i giovani sono cambiati, che “non è più come una volta”: è il mondo intero a trasformarsi. E bisogna esserne certi: la nostra Chiesa non è ferma di fronte al cambiamento a cui assistiamo. Il Sinodo dei Giovani, il Documento Finale, la Christus Vivit hanno disegnato delle traiettorie, così come le lettere pastorali del Vescovo degli ultimi tre anni. A questo proposito, nella “due giorni” che si è svolta in Seminario, con la finalità di dedicare un tempo disteso di riflessione e di approfondimento all’esperienza e alle prospettive degli incaricati di Pastorale Giovanile, sono stati toccati tre macro temi: quello dell’estate, che desta sempre vita e vigore nei nostri oratori rendendoli abitati nei mesi del Cre e dei campi scuola; il tema del futuro degli oratori che si prospetta forse diverso dalla realtà presente ma non per questo meno intrigante; e poi lo spazio e il tempo, ma anche le proposte da dedicare ai venti-trentenni, quella fascia di giovani che il Sinodo ha messo al centro dell’attenzione così come le due lettere pastorali del nostro Vescovo. Abbiamo chiesto a don Gabriele Bonzi, che da poco ha iniziato il suo nuovo mandato da curato nella parrocchia di Osio Sotto, di restituirci un feedback dell’esperienza da parte di uno che, in prima persona, l’ha vissuta.

Quale tra questi temi, estate, futuro degli oratori e venti-trentenni, ti ha colpito?
I temi affrontati mi hanno colpito tutti e tre, pur nella loro diversità. Ho sentito molto vicino alla mia esperienza il discorso sul futuro degli oratori: mi sembra una questione decisiva, che da direttore di oratorio mi interpella in maniera speciale, ancor più se penso al mio futuro da parroco. La Chiesa vedrà e vivrà trasformazioni significative nei prossimi anni, nei quali io mi troverò a esercitare il mio ministero. L’idea di poter arrivare preparati è buona, in questa fase dove ancora ci è permesso fermarci a pensare, per non arrivare impreparati di fronte all’emergenza. Questo punto mi ha particolarmente interessato. Anche quando si è parlato del confronto con realtà diverse e con sperimentazioni, che hanno limiti e potenzialità ma che tracciano una linea chiara, nell’ottica della corresponsabilità e della professionalità.

Cosa hai riscoperto grazie a questa «due giorni»?
La bellezza di ritrovarsi tra sacerdoti giovani, compagni di studi e di anni trascorsi in Seminario, siamo amici che si ritrovano e possiamo nella due giorni ritrovarci e condividere. È bello anche quello che succede anche nel tempo libero, a tavola, il passaggio dal formale all’informale, dal teorico al personale. È una ricchezza poter trascorrere del tempo con altri preti impegnati come me in oratorio.

Un auspicio per il futuro…
Mi auguro che si ripetano esperienze come questa. E poi che le parole dette non vengano dimenticate ma vengano riprese, portate avanti e divengano realtà.
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