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Formazione
Perché l’abito non fa il monaco
di Redazione Upee

Perché fare formazione? Serve a qualcosa? Cosa cambia farla o non farla?

Cosa mi metto?
Il momento delle formazioni è un po’ il momento in cui ci si rende conto che il Cre si avvicina e si comincia a respirare aria d’estate: una sensazione bellissima in un maggio, come quello che c’è stato, così piovoso e grigio. Cosa indossare quindi? Il vestito giusto è sempre uno solo: la maglia animatori. È lei che ci rende riconoscibili agli occhi di chiunque in oratorio d’estate. Però sappiamo bene che “L’abito non fa il monaco”, ecco perché si fa formazione! Per abituarsi a mettere quel vestito, vedere come stiamo, rimirarci allo specchio, scoprire se è largo oppure stretto, quale colore ci dona. È come se il vestito giusto, non la maglia concreta ma quella più importante, ce la cucissimo addosso in questo tempo che anticipa e ci prepara al Cre.

Ritrovarsi 
L’oratorio non è equamente frequentato d’inverno e d’estate: gli animatori che vi ritornano dopo qualche mese di assenza, però, è come se tornassero un po’ in una famiglia, in una casa. Lì c’è spazio per i nuovi così come per i veterani. Ritrovarsi è anche ricordare l’anno precedente e avere una voglia matta di fare meglio, di fare di più, di organizzare bene e con cura: mettere sul piatto i punti di forza e di criticità dei Cre precedenti aiuta a ripartire da un’esperienza che già c’è per costruirne una nuova non partendo da zero.

Risorse
Le sfide sono tante: ci sono numeri più contenuti come a Cene in Val Seriana oppure a  Ranzanico e a Bianzano in Val Cavallina o a Verdellino, così come formazioni in cui si sfiora il centinaio di presenze come a Ciserano. Non importa! Occorre fare conto con ciò che si ha, soprattutto con le persone: ci sono delle richieste precise rivolte agli animatori e a loro si chiede di essere all’altezza di un contesto educativo che ha alcune chiare regole e delle aspettative sul loro agire e sul loro essere. Avere un ruolo è scoprire di avere un dono grande, dei piccoli a noi affidati, che è anche un compito importante di cui farsi carico.

Comunicare
Una preoccupazione grande e diffusa è quella del grande tema della comunicazione: formazione è creare le condizioni perché ci sia dialogo limpido e rispettoso tra animatori e tra animatori e coordinatori, un elemento che determina in modo cruciale l’andamento intero del mese di Cre e che non è da dare per scontato.

Finirà tutto?
Il momento delle formazioni si configura come il tempo per realizzare un atto di cura verso gli adolescenti da parte di don, educatori e coordinatori, cioè da parte di chi tiene le redini. Scatta qualcosa, vivendo le formazioni e nasce un bisogno, un desiderio, una domanda: “Finirà tutto con il Cre?” Fare formazione è credere di no, è capire che si sta costruendo qualcosa di più duraturo di una mera organizzazione pratica. C’è stato un progetto, c’è stato un pensiero, c’è stato alla base sempre un sogno che si realizza per piccoli passi e per piccoli obiettivi e non si esaurisce. La canzone della preghiera del Cre di quest’anno, “Voglio restare con te”, esprime proprio l’inesauribile che nel Cre si sperimenta se si vive a pieno: “Io voglio restare con Te,/ tra le tue braccia ed il cuore./ Regalami le parole/ che hai detto solo per me”. Quel verbo, restare, dice di un legame che si è creato “con”, dice di un abbraccio che è avvenuto anche tra diverse generazioni, di una unicità sperimentata da parte dei bambini, dei ragazzi, degli animatori… Se Dio non ha mani, noi siamo le sue.
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