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«La voglia di rimanere dentro il cammino»
Intervista a don Gabriele Bonzi
di Redazione Upee

Una “due giorni” che ha coinvolto una quarantina di sacerdoti impegnati nella Pastorale Giovanile. Abbiamo incontrato don Gabriele Bonzi, direttore dell’oratorio di Cologno al Serio, a cui abbiamo rivolto qualche domanda a caldo al termine della proposta.

Una “due giorni” per i curati degli oratori bergamaschi. Una novità per iniziare l’anno pastorale: quali considerazioni al termine della proposta?
Mi è molta piaciuta la due giorni, l’ho vissuta nella sua interezza. Ho creduto subito nella proposta che mi ha affascinato per la sua possibilità di ritagliarci del tempo disteso per riflettere su ciò che facciamo, sul perché lo facciamo, sull’orizzonte verso il quale ci stiamo muovendo e non solo per quel “fare, fare, fare” in cui di solito ci sentiamo travolti in Oratorio. Bella l’idea di regalarci reciprocamente due giorni fraterni, da preti giovani. Ho apprezzato di ritrovarci in uno spazio a noi tanto familiare che evoca tanti bei ricordi dei momenti trascorsi insieme. Interessante la pluralità delle proposte e delle tipologie di lavoro: dall’incontro frontale al lavoro di gruppo, la relazione di un esperto, momenti e tematiche diverse all’interno di un unico grande contenitore.

Uno dei temi affrontati tocca l’imminente avvio del cammino verso il Sinodo dei Giovani del 2018. Come vedi questo itinerario?
In quanto incaricati della Pastorale Giovanile, il Sinodo dei Giovani ci tocca in maniera diretta. Lo trovo un’occasione straordinaria, un segno molto bello dell’attenzione che la Chiesa ha verso i più giovani. Questo perché non si tratta di un’operazione di marketing mirata sui più giovani o un’attenzione al linguaggio, ma esattamente la dinamica contraria: i giovani hanno una ricchezza, il Signore parla attraverso di loro, noi dobbiamo porci in ascolto. Come diceva il Papa, che non sia un Sinodo sui giovani ma che sia un Sinodo dei giovani, perché hanno dentro questa ricchezza di cui la Chiesa tutta ha bisogno e ha sete.

È stato presentato ai curati «Seekers 4&5». Come vedi questa proposta all’interno del cammino della cura degli Ado?
Ho trovato interessantissima la proposta nella metodologia, cioè come è nata la pluralità di figure legate a mondi diversi che si sono sedute attorno ad un tavolo per programmare la proposta. Va a colmare una lacuna che c’era tra la proposta diocesana degli adolescenti e la Pastorale Giovanile. È un anello fondamentale di attenzione verso una fascia di età decisiva, che è quella dei 18-19enni. L’ho accolta con molta gioia ed entusiasmo: abbiamo un gruppo adolescenti in parrocchia, con Seekers 4&5  è stata intercettata una necessità di riformare il nostro cammino. Ci siamo accorti che risentiva della stanchezza di anni di catechesi impostati sempre alla stessa maniera e quindi approfitteremo di questo sussidio che ci viene proposto e che abbiamo trovato molto ben fatto e molto ricco. Uno strumento che va a toccare tematiche fondamentali per quella fascia di età, senza aver paura di dialogare con il loro mondo, senza vergognarci di proporre esplicitamente un messaggio evangelico. Penso che sia davvero un bell’anello che mancava e va ad arricchire la nostra proposta.

Un augurio per questo nuovo anno pastorale?
Facciamo l’augurio che questo nuovo anno non lasci ai nostri ragazzi, ai nostri giovani in modo speciale, soltanto qualche metro di strada in più alle spalle.
Ma che rimanga nel cuore la sete e il desiderio dei chilometri di strada che ancora abbiamo davanti e dobbiamo fare. Insieme alla voglia di rimanere, di restare dentro il cammino.
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