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Marcia della Pace
In cammino da Perugia ad Assisi
di Matteo Marsala

Sette ottobre. Mattina presto. Le sei ore di viaggio notturno in pullman si sentono: il collo è un po’ indolenzito e la testa un po’ stanca. La pioggia si abbatte su Perugia, il cielo è grigio ma i colori delle bandiere e degli striscioni hanno la meglio sul clima uggioso della mattinata. La partenza della 23^ edizione della MARCIA DELLA PACE è prevista per le 9.00; noi siamo a Perugia più o meno dalle 6.00. Ci attendono 24 km di camminata per arrivare ad Assisi, al momento di partire siamo fradici, ed io personalmente sono già stanco.

Subito la stanchezza lascia il posto alla meraviglia, lo scenario è a dir poco suggestivo: un fiume di persone e di colori che marciano uniti e in armonia verso lo stesso traguardo. In mezzo al corteo si respira un’aria leggera, guardandosi in torno si vede tanta diversità ma quello che più salta all’occhio è la percezione dell’unione che lega con un filo rosso tutte queste diversità orientandole verso un fronte comune. Questa unione è frutto di un articolato processo di riconoscimento: riconoscimento dell’altro, della sua storia e della sua diversità, riconoscimento dettato dall’alleanza indissolubile che lega ogni essere umano in quanto figlio della stessa terra. 
Sono presenti tantissimi gruppi e associazioni, persone di diversa provenienza, religione ed estrazione politica,  ognuno con la sua pezza che, unendosi con le altre, va a comporre un mosaico formato da oltre 100'000 persone e da altrettante storie. Storie che vanno a costituire la coscienza di quel “fiume di persone” che è un po’ un mosaico per la sua bellezza e un po’ corpo in quanto portatore di vita. 

Si marcia tutti insieme verso un traguardo che ha come significante Assisi ma come significato una destinazione (purtroppo) ben più lontana di 24km: il benessere che vada oltre il proprio ma che sia di tutti e quindi... LA PACE.

Uno spettacolo letteralmente disarmante che dimostra la possibilità di camminare insieme, senza lasciare indietro nessuno, senza discriminare ed escludere, semplicemente camminando ognuno con le sue possibilità ed ognuno con il suo passo.

Un’esperienza davvero segnante che sembra emanare una dichiarazione unilaterale di pace in contrapposizione alle politiche mafiose di odio ed esclusione che caratterizzano i nostri tempi.

La pace è uno stile di vita, è in tutte le scelte che facciamo nella nostra marcia quotidiana. 
Non aspettare la pace, portala.

«Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle noncollaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia»
Aldo Capitini
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