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Mezzoldo
Tempo e cura dedicati alla formazione
di Redazione Upee

Mezzoldo: sperduto e verdeggiante paesino in alta Val Brembana. Rifugio Madonna delle Nevi. Ormai basta solo nominarlo, per chi c’è stato. “Mezzoldo non si può raccontarlo, lo devi vivere”.  Ma per dirlo a voi con una frase: “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. In questo caso cos’è la “rosa”? E quale è il “tempo”? Per chi sei disposto a “perdere” qualcosa? Cosa è “importante”?  Quattro domande che trovano risposta al Corso residenziale per animatori di oratorio di Mezzoldo proposto ogni anno dall’Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva. Ma andiamo con ordine.

Cos’è la «rosa»?
Senza dubbio l’oratorio. Ognuno ne ha uno, in cui è passato, fosse anche solo per il Cre. A Mezzoldo il cuore di tutto è capire perché l’oratorio è la nostra rosa. Se ne accorgono gli animatori che arrivano al Corso perché sono ormai grandicelli, stanno crescendo, si affacciano al mondo. Iniziano a vivere l’oratorio da grandi perché lì hanno vissuto qualcosa di unico. Ma come coltivare la rosa? Come prendersene cura? Come custodirla? Ogni oratorio è un mondo e animatori non ci si improvvisa. A Mezzoldo si scoprono un metodo e uno stile codificati e pedagogicamente sensati, che ciascuno può fare propri.

Quale è il «tempo»?
Da domenica 25 agosto a sabato 31 agosto si svolge il corso residenziale. Una proposta per “dare senso al tempo” speso insieme. Possono iscriversi da tutta la Diocesi, su richiesta di educatori e don, gli animatori dalla quarta superiore in su. Vivere una settimana a stretto contatto con giovani animatori di provenienze diverse aiuta in due direzioni: la prima è pastorale, in oratorio c’è sempre più bisogno di animatori consapevoli del proprio ruolo; la seconda è personale, perché gli adolescenti e i giovani necessitano sempre più di spazi e di tempi in cu rielaborare le proprie esperienze per una piena maturità di vita e di fede. Il tempo a Mezzoldo è pieno, denso e ben scandito. Provare per credere.

Per chi sei disposto a «perdere» qualcosa?
A Mezzoldo, i corsisti appena arrivano lo scoprono con orrore, il telefono non prende. Sarà come spegnere il mondo intorno per qualche giorno, senza darsi troppa pena. In quello strano standby in cui internet non penetra più nelle nostre vite le domande riescono a fare breccia in chi fa silenzio e crea vuoto dentro, in chi prende parole, in chi si lascia provocare, in chi si mette in gioco. Fino a chiedersi: “Io per chi lo faccio?” A Mezzoldo, più del perché si scopre il per chi. Il clou della settimana si svela nella messa, in cui la domanda trova veramente risposta.

Cosa è «importante»?
Tornare. Dopo Mezzoldo si deve tornare a casa, in oratorio, in parrocchia. Quotidianità, fine delle vacanze e forse solita vita. Il bello è che si torna con una marcia in più perché l’incontro è avvenuto: si vive qualcosa di bello che lascia il segno e che è come un seme, come una rosa. Serve ancora ritagliare tempo, il tempo giusto, per rileggere l’esperienza. E per far esplodere quel desiderio di un roseto profumato, dove le spine non mancheranno ma i colori scalderanno il cuore. Fatevi avanti, giovani giardinieri, ce n’è per tutti!
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