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#Oratiracconto
I nostri oratori alla prova dei social
di Maria Chiara Rossi

Gli oratori parlano anche la lingua dei social, perché molti di quelli che li abitano vivono con la tecnologia in tasca. È bello, però, quando “social” non vuol dire solo sguardo distrattamente curioso e superficiale sulle vite degli altri. Il binomio social e oratori, infatti, può essere generativo di un circolo virtuoso. Si potrebbero fare tanti esempi, visto che ormai quasi ogni oratorio ha una propria pagina Facebook o il proprio account Instagram.

#Oratiracconto
C’è una piazza che fa di più: consente a varie realtà di incontrarsi e di parlarsi, attraverso una condivisione allargata: stiamo parlando della rubrica “#oratiracconto”, nata dalla sinergia e dalla collaborazione di giovani che gestiscono le piattaforme social di Instagram e Facebook, i canali Youtube e i siti di Oratoribg.it e del Santalessandro.org. “#Oratiracconto” ha in sé due idee di fondo: quella del momento presente, dell’adesso che ha valore, che è prezioso e va custodito, va colto e va vissuto per come si presenta “ora”, oggi, adesso. E poi, certo: “ora” come “oratorio”, un luogo dove tanto avviene ma dove poco fa notizia. Ecco perché nasce, cresce e si diffonde il bisogno di raccontare il bello che c’è, l’entusiasmo contagioso, la vita quotidiana. “#Oratiracconto” è una rubrica che raccoglie tanti contributi e tante storie: sono storie nostre, storie ordinarie, ma storie interessanti perché vere e concrete.

C’è da dire, c’è da fare
Mese dopo mese la vita degli oratori si costruisce grazie alle persone che si spendono e credono che la tradizionale eredità di quel luogo merita nuovi investimenti, nuove energie, rinnovata generosità, grande passione. Il corso dell’anno pastorale scandisce i racconti. Ricominciare l’anno significa porre l’accento su quelle figure che rendono possibile un oratorio come un centro di cura educativa e di iniziazione cristiana: ecco perché è stato importante incontrare chi si spende per preparare e vivere un cammino per preadolescenti a Pradalunga, chi cammina con gli adolescenti di Nembro, gli educatori di Leffe e il curato che si accingeva a iniziare il nuovo mandato nella parrocchia di Loreto.
L’Avvento risveglia un brulichio insolito nelle nostre comunità: lo hanno dimostrato i racconti di Ranzanico, Ranica, Gromlongo e San Pellegrino. È bello vedere come tradizione e nuove idee coesistano e continuino a trovare nel Natale e in quel Dio bambino il seme di una fede che si vive in tutto il resto dell’anno.
Inverno e Natale significa… vacanze! È stata allora la volta di raccontare quattro modi diversi di vivere i campi scuola proposti durante le vacanze invernali: c’è chi sceglie di vivere insieme Capodanno nell’unità pastorale di Rovetta, Cerete e Fino del Monte, c’è chi vuole incontrare uno stato diverso con una sua storia da scoprire, come gli adolescenti di Curno in Polonia, ci sono anche oratori, come quello di Villa d’Adda, in cui la proposta è stata quella di due giorni intensi di formazione per i propri educatori, oppure chi sceglie di non partire ma di condividere un tempo di vita comune, come è avvenuto all’oratorio di Presezzo. A febbraio c’è stato spazio per il nuovo oratorio inaugurato a Redona, per un’intervista multipla ai seminaristi impegnati nell’oratorio dell’Immacolata di Alzano. Non solo: lo sport e l’oratorio combinati portano a una strategia vincente quando un giovane collabora impegnandosi in prima linea a mettere cuore e attenzione educativa nel ruolo di allenatore. È avvenuto a Boltiere. E ancora: il carnevale a Villa d’Almè ha tinto di colore e di festa i racconti, mettendo in pista giochi semplici e divertenti disseminati in ogni dove in oratorio.

Quale oratorio per fare oratorio?
Quante storie che si intrecciano! Basta solo saper guardare… L’oratorio è nato dall’intuizione geniale di due santi, ma quanta strada ha fatto, fino ad oggi! Il mondo cambia, cambiano i ragazzi: li abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Ma in fondo hanno bisogno sempre di questo: educatori credibili, capaci di incontro e di testimonianza che sappia di Vangelo. Abbiamo scelto, perciò, nel mese di marzo, di andare a vedere come si fa oratorio in posti diversi, anzi diversissimi. Ci faremo raccontare la vita di chi fa oratorio in montagna, e lo vive come risorsa in un ambiente a volte isolato e decentrato. Andremo in un oratorio di città, dove la proposta parrocchiale è una tra le tante che il contesto offre. Andremo in un oratorio di pianura, in cui c’è tanta carne al fuoco e spesso scegliere le priorità non è facile. Andremo anche fuori dai confini della nostra Diocesi, dove non c’è quindi una tradizione di oratorio ma dei tentativi belli di realizzarlo. Seguiteci, leggete, guardate i video: la realtà ci parla, ci interpella. L’oratorio sa ancora incontrare i bisogni dell’uomo
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