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Pastorale per adolescenti
Intervento di don Giordano Goccini
di Maria Chiara Rossi

È possibile una pastorale degli adolescenti? Don Giordano dice di sì. Lui è stato il direttore della pastorale giovanile nella diocesi di Reggio Emilia e ora fa il parroco a Novellara. Ha lasciato il segno al primo incontro di formazione rivolto agli educatori degli adolescenti della nostra Diocesi. La grande affluenza al primo e al secondo incontro, svoltisi rispettivamente il 21 settembre e il 5 ottobre, dice di un bisogno che chiede di essere ascoltato.

Come facciamo a essere punti fermi, saldi, riferimenti credibili per i nostri adolescenti? Il mondo intorno non dà sicurezza e i paletti che prima dettavano chiaramente i “no” ai comportamenti trasgressivi non ci sono più. Paradossalmente ora si soffre del male opposto: come ci si orienta in questa libertà spropositata, illimitata? Don Giordano apre così il suo intervento di risposta alla prima domanda che gli viene rivolta. Spesso gli adulti sono i primi a non saper stare di fronte ai figli adolescenti e alla libertà potente che possiedono. Eppure, suggerisce don Giordano nel suo discorso, c’è nell’adolescente una “tensione verso il futuro che è come la gravità, non si vede ma esiste”. La vita dell’aldilà non interessa, interessa quella presente, dove spesso l’inferno è una condizione reale e sperimentata. Allora anche Dio va cercato nel presente: un’indicazione che potrebbe portare nei prossimi anni a una “decostruzione dell’ambiente cristiano” per poter “rimontare una vita cristiana” così essenzialmente bella da mantenere tutta la sua attrattiva.
Belle parole, ma come si fa a stare vicino agli adolescenti come comunità educante? Ecco, proprio qui sta il punto. Non chiedersi: “Perché i giovani non sono qui con noi?” ma piuttosto: “Perché noi non siamo là con loro?” Domande forti, provocanti forse, ma necessarie. Don Giordano dice questo: “La fatica più grossa è passare dall’ansia delle strutture alla centralità delle persone”. Pensate che bello se fossimo davvero “accompagnatori di ricerca di felicità”! Davvero la chiave segreta della questione è metterli al centro, ed è una bella parola finchè non li incontriamo singolarmente, finchè non li guardiamo uno a uno. Ma la cristianità si vive nella quotidianità e la comunità è chiamata a cambiare e crescere insieme ai suoi giovani.

Ma il cuore di tutto non era la fede? Si può ancora parlare di fede a un adolescente? Ancora e prima di tutto ci è chiesto, per dirla con le parole di una grande poetessa, “un attento, dolce, duro allenamento” a fare spazio all’altro. Prima con la a minuscola e poi con la A maiuscola. Da dove ripartire? Don Giordano dà la risposta più semplice. Si riparte dalla storia semplice e avvincente di Gesù, che ancora dopo duemila anni non ha stancato. Va raccontata fin da bambini e più si cresce, più gli incontri che Gesù fa possono fare breccia anche in un adolescente. Si può fare.

Siamo pronti a farlo? Quale lavoro su di sé deve fare un educatore? La prima necessità non è quella di avere sempre nuove e grandi idee. La prima necessità è riprendere in mano lo stile di Gesù. E una cosa certa c’è: lui stava con gli ultimi.
Questa era la formazione, anche per i suoi, quelli che lo seguivano. A noi spetta curare tre dimensioni: quella umana, quella spirituale e quella pedagogica. Tenendole insieme saremo veramente uomini, con la consapevolezza di poter sempre un po’ crescere, con l’attenzione a fare spazio all’altro e a Dio, sperimentando un dialogo sempre più vero. In fondo, se ci crediamo, il Regno dei Cieli accade oggi e qui, spetta a noi costruirlo con una Forza non solo nostra ma che ci è data in abbondanza.

I primi a fare fatica, a sentirsi inadeguati, sono gli stessi genitori. Don Giordano con coraggio afferma che noi possiamo smuovere anche loro! Innanzitutto, aiutandoli a rivendicare la nostra “natura pedagogica”. Ricominciare a mettere pochi paletti, seri e chiari, su cui non si transige. Mettere in pratica, vivere e attuare la “sfida educativa”, soprattutto in quei contesti che lo consentono, come un “campeggio estivo” dove adolescenti e adulti convivono a stretto contatto in una “non comfort zone”. In fondo, educatori e genitori insieme hanno un potere bellissimo: “Insegnare in modo creativo e libero con il metodo educativo” in senso evangelico. E poi chiedersi: avrà funzionato? Avrà funzionato eccome, tutte le volte che l’ultimo diventerà il primo, tutte le volte che spezzeremo il pane, tutte le volte che saremo esigenti e comprensivi allo stesso tempo, proprio come Gesù.
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