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Qui è ora
Docu-film di Giorgio Horn
di Maria Chiara Rossi

«Che cosa ho imparato in oratorio? A parte le virtù cardinali, i dieci comandamenti e i sette vizi capitali. (…) Ho imparato a fare il mestiere che faccio adesso, il teatro, perché quel pazzo di un prete che avevo – don Giancarlo – mi ha fatto debuttare a teatro a nove anni!». Chi parla è uno di quei volti che difficilmente si possono scordare: Giacomo Poretti, attore famoso per diversi film comici nel trio “Aldo, Giovanni e Giacomo”. Con il sorriso sincero ed emozionato di chi vive ricordi piacevoli l’attore racconta così la sua esperienza di oratorio. Racconta l’importanza di quel tempo per la propria vita.
Aveva fatto parlare di sé, circa un anno fa, il cortometraggio realizzato con il contributo di Giacomo Poretti, di altri volti noti e con i filmati provenienti da 72 oratori della Lombardia che hanno aderito alla campagna “Cresciuto in oratorio”, promossa da Odielle (Oratori della Lombardia) con il contributo di Regione Lombardia.

«Qui è ora»
Il docu-film “Qui è ora”, prodotto per conto di Odielle dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, è stato presentato in occasione della 75.ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (tenutasi dal 29 agosto all’8 settembre). È stato poi presentato proprio sabato 20 ottobre in anteprima a Roma nella Sala Sinopoli - Auditorium Parco della Musica.
Erano presenti: mons. Davide Milani, presidente Fondazione Ente dello Spettacolo, don Samuele Marelli, responsabile di Odielle (Oratori Diocesi Lombarde); Gianmarco Altieri, autore; Andrea Patierno, responsabile Todos Contentos y yo Tambien (produzione esecutiva) e S.E. Mons. Gervasoni incaricato per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Lombarda.
Il documentario vuole far conoscere la realtà dell’oratorio al di fuori dei confini della Lombardia, attraverso un racconto corale della vita che si svolge al suo interno. Sono storie di persone che lo vivono con passione e che attraverso le proprie differenze socio-culturali trovano la spinta per creare un’altra idea di mondo.
Don Samuele Marelli spiega: “Il film si rivolge a tutti coloro che non conoscono questa realtà. È un mondo che abbraccia centinaia di ragazzi. Il titolo si riferisce all’importanza di ogni momento. L’oratorio mantiene la stessa intuizione di un tempo, ma deve aver la capacità di aggiornarsi, restando fedele alle origini”. Mons. Davide Milani sottolinea come nell’oratorio confluiscano questioni vitali della contemporaneità: “L’oratorio è un luogo di integrazione, dove si impara a diventare adulti”. Andrea Patierno ci tiene a precisare come il docu-film sia “Un racconto corale, un viaggio attraverso cinque oratori”. Il documentario, infatti, è stato girato in cinque oratori lombardi: San Sirio Lomazzo (Como), San Giovanni e San Faustino (Brescia), San Giovanni Bosco a Clusone (Bergamo) e San Luigi Gonzaga (Milano). Gianmarco Altieri, l’autore, chiarisce lo scopo del lavoro: “Volevamo mettere sul grande schermo un percorso di crescita, un nuovo processo di socializzazione”.

Occhi puntati sugli oratori
Per molti parlare di oratori significa occuparsi di una realtà silenziosa e quasi invisibile, ma non per questo meno ricca di situazioni, dimensioni e personaggi estremamente diversi, uniti da questa esperienza unica nel panorama italiano. Niente è come l’oratorio, soprattutto per noi bergamaschi: un luogo fisico, situato accanto alla chiesa parrocchiale con campetti sportivi, sale giochi, cinema, locali per il catechismo e il doposcuola, così come un’occasione di scoperta e di amicizia con l’altro (Dio e gli uomini).
La telecamera segue il lavoro di sacerdoti e suore, di animatori e gruppi di ragazzi. Don Mattia, il prete protagonista, ha trovato la sua vocazione dopo una laurea in ingegneria aerospaziale, ha il sorriso contagioso e un gesto affettuoso per i suoi ragazzi. Akom viene dal Senegal, e ha trovato in un oratorio multietnico il senso della vita. C’è anche una suora che sta sempre in mezzo ai giovani, li aiuta a riflettere sui grandi temi della crescita, e pensa che la messa sia un punto di arrivo di un percorso di consapevolezza. E via di questo passo. Il documentario, della durata di poco più di un’ora,  curiosa tra momenti di giochi, catechismo, la messa, la condivisione dei pasti, una lezione di parkour, le prove per uno spettacolo. I volti dei bambini e dei ragazzi sono freschi, gioiosi, il loro stare davanti alla telecamera spontaneo. Una visione leggera e insieme profonda, che ci offre la ricchezza del mondo oratoriale e le sue tante sfaccettature.

Incanalare l’energia
“Così, siamo usciti fuori e c’era, roba da non credere, c’era questo campo da calcio, lì, in mezzo al grigio, questo campo d’erba grassa e scintillante, nonostante l’assenza del sole, punteggiato di magliette rosse e azzurre, e i corpi dei ragazzi dentro quelle magliette rosse e azzurre producevano tanta energia da tenere accesa la città sotto Natale” (Fabio Geda, La bellezza nonostante). L’oratorio ha questa forza. Sa reinventarsi anche nell’oggi, nel tempo presente, per incanalare le grandi energie dei ragazzi che passano di lì, si fermano, e talvolta imparano ad abitare e ad essere fratelli. 


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