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«Sentitevi chiamati a cose grandi»
Un Santo capace di muovere la città
di Redazione Upee

Un santo che muove la città. Potremmo sintetizzare così la presenza dell’urna di san Giovanni XXIII in peregrinatio da Roma a Bergamo, la sua terra natale. Venerdì sera il Seminario Vescovile e poi il Duomo hanno accolto i tanti giovani, ma anche i tanti fedeli, venuti a pregare sull’urna del Papa bergamasco. La veglia vocazionale dei giovani bergamaschi è stata organizzata grazie alla collaborazione tra la Fuci, l’Upee e l’Ufficio per le Vocazioni, e ha visto interagire giovani universitari, giovani impegnati nel servizio di pastorale giovanile e giovani responsabili dell’incontro mensile della Scuola di Preghiera, unitamente al Seminario. Un evento nato soprattutto per pregare, ma ideato dai giovani per i giovani, nell’anno del Sinodo che li riguarda. La veglia, semplice ma ricca di partecipazione e di preghiera, ha visto i giovani come protagonisti. Non a caso san Giovanni XXIII aveva affermato che «la vita è il compimento di un sogno fatto in giovinezza». Carichi di questi sogni, i fedeli che hanno pregato quella sera erano sicuri di affidarli a un grande santo e a un grande uomo. Le parole di Papa Giovanni scelte per la veglia avevano come primi destinatari i giovani, oggetto della cura privilegiata del Papa, che ha anche dato vita alla Casa dello Studente per accogliere i più lontani. Un Papa morto cinquant’anni fa è ancora testimone credibile? Silvia Barbieri con la rappresentazione teatrale preparata ad hoc per la serata ci ha dimostrato di sì.

Giovani sono anche i tre diaconi che hanno vissuto un momento di preghiera così intenso proprio il giorno prima della loro ordinazione. Testimoni silenziosi ma in grado di esprimere il coraggio di una scelta definitiva. L’incontro tra fede ed esperienza non è finito qui: tutti i presenti, infatti, si sono messi in ascolto di un ospite capace di parlare con il cuore in mano. Ciro, un uomo come tanti, che ha vissuto un anno intero sulla strada dopo essere caduto in povertà, ha raccontato il suo percorso di fatica e di rinascita. Ci ha consegnato parole forti, dicendo che l’indifferenza uccide e che dopo averlo provato sulla sua pelle ha trovato delle persone non indifferenti, presso il Patronato San Vincenzo. Le persone capaci di bene hanno un nome e un cognome: chi è capace di tendere la mano fa un passo verso il prossimo e fa la differenza.

Custodire le sue parole è stato possibile camminando in silenzio fino al Duomo, dove i giovani si sono messi in ascolto dell’omelia del vescovo Francesco. Il nostro Vescovo ha ripercorso con cura alcuni passaggi significativi della vita del Papa bergamasco, raccontando una storia vera che ha toccato profondamente il cuore di tutti i presenti. Ha narrato di come la vita di un giovane studente operaio sia drasticamente cambiata il giorno della morte di Papa Giovanni, dopo aver visto un suo coetaneo in lacrime alla notizia del lutto. Il giovane è rimasto scosso dalla reazione che questa morte scatenava sia tra i fedeli a Roma, sia in casa sua, con sua madre attaccata allo schermo della tv, sia incontrando, apparentemente per caso, questo giovane. Lo studente ha scritto, di getto, una lettera al segretario papale, monsignor Capovilla, e il Vescovo l’ha letta ai presenti: secondi di emozionato silenzio, in cui la percezione è stata di quanto un uomo buono, più di molti uomini intelligenti, possa cambiare il corso della vita di un giovane che si affaccia al mondo. La bontà disarmante del Papa sapeva e sa andare oltre le convinzioni che ci costruiamo. L’animazione attenta e partecipata del coro Effatà di Sarnico ha contribuito a creare il clima di preghiera: ogni giovane, liberamente, ha potuto recarsi vicino all’urna per lasciare una carezza a quel Papa che con tanta tenerezza aveva donato una sua carezza nel lontano 1962, nel giorno di apertura del Concilio Vaticano II, invitando ad avere cura e parole buone per chi avesse bisogno di conforto.
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