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Tra oratorio e sport
L’impegno di due giovani
di Maria Chiara Rossi

L’oratorio è come un giardino. Da coltivare, da custodire, in cui darsi da fare. Spesso servono braccia giovani e fresche che sappiano prendersi cura dei piccoli che frequentano i nostri spazi e li vivono, dalle aule, al bar, ai campi da gioco. Il Progetto Giovani Insieme nasce nel 2014 dalla collaborazione tra Diocesi e Regione Lombardia per offrire un posto di lavoro ai giovani con meno di trent’anni in oratorio. La ricchezza di una presenza giovane negli spazi educativi ha portato i suoi frutti sostenendo le Comunità che ne hanno richiesto la presenza. La novità è che quest’anno il progetto si è ampliato, collaborando con il Csi che si è reso disponibile a sostenere il lavoro educativo negli oratori. Due giovani, Francesco di Curno e Diego di Sabbio, ci raccontano la loro esperienza in un’intervista doppia.

Cosa fai nella vita? Cosa ti ha spinto ad aderire al Progetto Giovani Csi?
Francesco: Sono al secondo anno di Scienze motorie, all’Università Cattolica di Milano, e il progetto si sposa proprio col mio corso di studi.
Diego: Sono al terzo anno dell’Accademia di Belle Arti di Santa Giulia a Brescia, ho aderito al progetto su invito del mio parroco e collaboro con una ragazza che fa il Progetto giovani in oratorio con me. Ho avuto a disposizione più tempo per continuare a fare ciò che già facevo in oratorio.

Dove hai lavorato? In quali ambiti? Quale situazione di partenza hai trovato?
F: Alleno i bambini del 2012, dai cinque ai sei anni, in una attività chiamata “spazio gioco”. Non solo, c’è anche un progetto che si occupa della cura dei bambini da 0 a 36 mesi.
D: Sono molti gli ambiti di cui mi sono occupato: con la seconda superiore abbiamo svolto attività caritativa, alla mensa dei poveri, oppure penso alla raccolta di indumenti. Ho organizzato tornei in collaborazione coi ragazzi del Csi del mio oratorio, ho curato delle serate o per esempio la veglia di Natale. D’estate invece mi aspetta il Cre da coordinatore e l’organizzazione della festa dell’oratorio, ma anche i tornei estivi di calcio e pallavolo. A fine agosto, con la Caritas e i giovani dell’oratorio, andremo ad Atene in un campo profughi. L’ambiente era quello in cui vivo da sempre, quindi un po’ una seconda casa.

Qual è il tuo compito? Hai degli obiettivi?
F: Il mio ruolo era quello di intervenire con i ragazzi dell’oratorio, in particolare quelli più piccoli.
D: Dare un sostegno alla comunità e coinvolgere il maggior numero di persone.

Con chi lavori? Con chi collabori?
F
: Il don, gli allenatori, i responsabili sportivi, anche attraverso riunioni periodiche che monitorano il percorso.
D: Con la ragazza che fa il progetto Giovani in oratorio, Giorgia, e con i tanti volontari ed educatori dell’oratorio.

Hai un tutor, un adulto di riferimento con cui monitorare l’andamento del progetto?
F
: Il mio punto di riferimento rimane il don, ma anche un addetto alla gestione tecnica e pratica delle squadre dell’oratorio. D: Sì, il don innanzitutto, e poi i vari responsabili adulti degli ambiti in cui collaboro, per esempio gli allenatori.

Hai riscontrato difficoltà lungo l’anno?
F
: Sì, per esempio nella gestione del tempo e degli spazi dell’oratorio di Curno, nel dialogo con gli adulti, genitori compresi. Il tempo trascorso ha consentito di costruire relazioni positive. 
D: Non grosse difficoltà, se non quella di coinvolgere sempre più i giovani.

Qual è la cosa più bella che ti è capitata?
F
: I momenti in cui l’allenamento si fermava, per le vacanze, e i bambini venivano incontro a me chiamandomi e abbracciandomi. I bambini mi venivano a cercare, mi salutavano, bellissimo.
D: Vedere che i ragazzi ci sono e partecipano e vedere che ci sono degli adulti che li considerano.

Perché lo consiglieresti a un giovane come te? Perché vale la pena spendersi in oratorio e nello sport?
F
: È un’occasione preziosa per chi frequenta il mio corso di studi aderire al progetto, ma anche un’esperienza lavorativa da cogliere, per crescere e maturare.  L’educazione e lo sport sono strettamente legati, per costruire una società basata sul benessere e sulle buone relazioni, a  partire dall’oratorio, dove tante età si incontrano.
D: Perché vivere in oratorio ti mette in relazione con tante persone ed è un’esperienza di vita. Vivere la comunità non è una cosa da poco, non si tratta solo di fare sport, ma di collaborare con persone, che non fanno notizia, che si impegnano a costruire qualcosa di comune.
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