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Un uomo di parola
Papa Francesco al centro del docu-film diWenders
di Redazione Upee

Lo abbiamo atteso a lungo, dopo l’uscita al festival di Cannes. Il film “Papa Francesco. Un uomo di parola” è uscito nei cinema italiani il giorno di San Francesco d’Assisi, il 4 ottobre ed è rimasto nelle sale fino al 7. Il documentario, scritto e diretto da Wim Wenders, è uno sguardo ravvicinato sul Papa argentino, che ha scelto per sé non a caso il nome Francesco.

Un docu-film con il papa
Non solo un bilancio di cinque anni di pontificato, ma qualcosa di più: un’intervista faccia a faccia con il Papa, che tocca i temi forti della società e le pagine più intime dell’esistenza dell’uomo, a cominciare dal rapporto con Dio.
Il film è un viaggio personale con Papa Francesco. Punto di partenza del progetto è la volontà espressa da monsignor Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, di fare un film «con» Papa Francesco, e non «su» Papa Francesco.
Si tratta di una rara co-produzione con il Vaticano, le idee e il messaggio del Papa sono al centro del docu-film, che descrive il lavoro di riforma compiuto dal Pontefice e le sue risposte alle principali sfide globali del mondo di oggi: la morte, la giustizia sociale, l’immigrazione, l’ecologia, le diseguaglianze in termini di ricchezza, il materialismo e il ruolo della famiglia.

Le scelte del regista
La tecnica di ripresa (directto-camera) del film porta lo spettatore faccia a faccia con Francesco, creando un dialogo tra lui, e - letteralmente - il mondo circostante. Con una modalità di ripresa elegante e calda, mai invasiva o eccedente, il regista permette a Papa Francesco di essere se stesso, di confrontarsi con generosità e umiltà con lo spettatore condividendo la sua visione della fede e la sua idea di Chiesa. Raccogliendo le domande di persone in diversi percorsi e fasi della vita, il Papa risponde agli agricoltori e ai lavoratori, ai rifugiati, ai bambini e agli anziani, ai carcerati e a coloro che vivono nelle favelas o nei campi profughi. Tutte queste voci e tutti questi volti rappresentano uno spaccato di umanità che si unisce in un dialogo con Papa Francesco.
È un ritratto di Papa Bergoglio cauto, rispettoso e intenso, quello che compone Wim Wenders. L’autore dalla lunga e prolifica carriera – da “Alice nelle città” (1973) a “Lo stato delle cose” (1982, Leone d’oro a Venezia) e “Paris, Texas” (1984, Palma d’oro a Cannes), fino alla summa “Il cielo sopra Berlino” (1987) – richiama nel film “Papa Francesco. Un uomo di parola” il meglio del suo percorso documentaristico, apice della sua maturità artistica. Non a caso, le tre nomination all’Oscar sono giunte proprio con i documentari “Buena Vista Social Club” (1999), “Pina” (2011) e “Il sale della terra” (2014).
Interessante la scelta di inserire brevi clip in bianco e nero ideati da Wenders, che ritraggono San Francesco d’Assisi (interpretato da Ignazio Oliva) con tutta la sua carica rivoluzionaria, di mite ma fermo contestatore per affermare la bellezza del Vangelo.

Perché vederlo?
Nel film compaiono tutti i toni dello stile comunicativo di Francesco, dallo sguardo illuminato, segnato da ironia e tenerezza, alla viva e ferma condanna contro le ingiustizie. È un’occasione per mettere a fuoco la rivoluzione in atto con il Pontificato di Papa Francesco: piccoli passi in uscita che segnano grandi cambiamenti, che si fanno viva testimonianza per chi, giovane o meno, non voglia restare con le mani in mano.
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