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Una voce che invia
Lettera Pastorale 2019-2020
di Maria Chiara Rossi

“Era l’alba triste e senza vita, e qualcuno mi chiamò, era un uomo come tanti altri ma la voce quella no. Quante volte un uomo con il nome giusto mi ha chiamato una volta sola l’ho sentito pronunciare con amore. Era un uomo come nessun altro e quel giorno mi chiamò.” Ci sarebbe da chiedersi di chi è quella voce, chi pronuncia il nome in un modo nuovo e forse inaudito, che cambia la vita al destinatario della chiamata. Ci sarebbe da chiedersi perché il contesto è tanto triste e perché sa di morte. E infine: chi chiama? Cosa vuol dire “pronunciare con amore”?
In fondo, però, sappiamo rispondere. La storia la sappiamo, eppure forse non ci stupisce più. Ma il vescovo Francesco ha scritto una lettera pastorale per quest’anno dal titolo “Una voce che invia”. Parla proprio di questa stessa voce! E mette al centro una figura: Maria Maddalena. Gesù risorto si manifesta a lei, che non era la migliore, eppure era lì, al sepolcro. La voce di Gesù invia lei. “È questa la voce che ‘invia’ Maria di Magdala. È la Sua voce, che i discepoli riconosceranno in quella di Maria. È la voce di Gesù, risuonata in quelle di una moltitudine che percorre i secoli, che possiamo ancora ascoltare per poterlo riconoscere ‘vivo, vivente, vivificante’, anche nella nostra esistenza, diventando a nostra volta la sua voce. La missione inizia con quella voce e rimarrà evangelica se farà udire all’umanità di ogni tempo e di ogni luogo, quella voce. ‘Una voce che invia’ è dunque il titolo e l’immagine di questa Lettera pastorale, che si propone di declinare la vita della Comunità cristiana, l’esperienza dei giovani e la missione che il Signore risorto ci affida”.
È così che il Vescovo entra nel vivo della lettera pastorale di quest’anno: al centro sempre i giovani, a volte lontani, a volte in prima linea nell’impegno cristiano, con l’intenzione di “indicare alcune tracce per la vita della Comunità cristiana in relazione con i giovani, nel segno della missione”.

Una storia da raccontare
Le ultime due lettere “Un cuore che ascolta” e “Uno sguardo che genera”. Siamo all’ultima tappa: dopo l’ascolto e la vocazione è il tempo della missione. L’ascolto è stato possibile? I fatti parlano. Il progetto Young’s, attivato grazie a Diocesi, Università di Bergamo e giovani ha messo in moto un sistema per intercettare altri giovani e interpellarli. Il cammino da Ortona a Roma è stato poi la successiva dimostrazione della volontà di camminare insieme ai giovani. Gli esiti e la prosecuzione di questo percorso sono stati il convegno di Young’s, la Missione Giovani a Zanica e il Corpus Domini, un momento forte a cui i giovani hanno partecipato. E poi?

Una storia da scrivere
La vera domanda non è chiedersi “Chi sono io?” bensì “Per chi sono io?”. La questione è illuminante, e nell’Evangelii Gaudium Papa Francesco scrive: “Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo”. Torna forte il tema della missione; non c’è tema più legato ai giovani di questo, secondo il Papa e secondo il Vescovo di Bergamo, che scrive: “La missione evangelica ha bisogno dei giovani, ha bisogno di giovinezza, rappresenta la giovinezza della Chiesa”. I giovani non sono solo i destinatari della missione evangelica, possono esserne i veri protagonisti. Come è possibile? Solo se hanno ascoltato una “voce credibile di un adulto”. Ecco allora che sorge spontaneo un invito rivolto alla comunità intera: l’invito alla conversione per essere capaci, insieme, di una missione condivisa.

Una storia da vivere
Se i giovani sono, come ha detto il Papa a Rio, “la finestra dalla quale il futuro entra nel mondo” allora a loro e alla comunità il Vescovo indica dei percorsi che mettono la missione al centro. Il primo è “la consegna della fede”, che si concretizza nel Primo Annuncio ma anche nella Missione Giovani. Le esperienze di residenzialità, in oratorio, stanno divenendo sempre più occasioni per vivere la fede non da soli ma insieme, in un tempo come quello dell’università dove molto della vita si decide giorno per giorno. L’importante è creare tempi di incontro e dialogo, favoriti dalla dimensione dell’ospitalità verso i giovani e dall’apertura a ciò che di buono e di nuovo da loro può venire.
Non può mancare poi la “proposta vocazionale”: se i giovani si mettono davvero a seguire Gesù, per la Chiesa inizia un rinnovamento energico. Un esempio? Quello di Giulia Gabrieli, per cui si è aperta la fase diocesana del processo di Beatificazione. Dove i giovani possono fare esperienza della Parola che parla al loro cuore? Sicuramente alla Scuola della Parola e alla Scuola di Preghiera. Ma non basta, ciascun giovane, a livello personale, ha bisogno di adulti preparati al suo fianco, capaci di dare forma e profondità alle domande che ogni uomo porta nel cuore. La chiesa di Bergamo si impegna in una sempre crescente sinergia tra Ufficio Pastorale dell’Età Evolutiva e Pastorale per le Vocazioni.
Ma non è solo il contesto diocesano che va potenziato: sono nate le Cet, che si impegnano a trovare con le “terre esistenziali” un terreno fertile che intrecci esperienze di vita vera e di Vangelo vicine ai giovani.
Sono però giovani anche coloro che vivono nel disagio di una vita non facile, di problemi relazionali, di lavoro incerto, di dipendenze: una vicinanza a loro e una diffusione di servizi sul territorio rende concreta la risposta degli adulti a bisogni visibili. Sono le Equipe Educative degli oratori che prendono a carico il problema educativo in senso progettuale. L’importante è che i giovani non restino soli: in questo senso l’”accompagnatore” sarà colui che, come associazione o come figura singola, saprà innescare nel giovane il desiderio di una crescita creativa in modo da aiutarlo a trovare il suo posto nel mondo.
La storia da scrivere prevede tanti appuntamenti in programma: vi invitiamo a leggere per intero la lettera del nostro Vescovo in distribuzione al Centro Oratori di Bergamo. L’invito più importante, rivolto ai giovani, è per il prossimo agosto. Ci aspetta il viaggio dei giovani col Vescovo in Terra Santa!
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