Dal Corso Centrale agli oratori
Per i 120 corsisti inizia un nuovo cammino: gli adolescenti si spenderanno al servizio delle loro comunità
Cosa hanno fatto per tre domeniche mattina centoventi adolescenti tra la seconda e la terza superiore provenienti da tutta la diocesi di Bergamo con gli animatori UPEE? Hanno provato, attraverso il corso centrale, a scendere in profondità guardando con occhi diversi l’esperienza oratoriale che hanno vissuto e che stanno vivendo. E che cos’è il corso centrale?
Il corso centrale è un percorso formativo fatto da tre appuntamenti che permette, affrontando diverse tematiche e modalità di interazione, di capire che valore ha, sia per la comunità che per la propria crescita personale, il servizio che gli adolescenti svolgono in oratorio. La prima domenica partita proprio da questo, ovvero l’oratorio: luogo che accomuna tutti, anche se provenienti da paesi diversi. I ragazzi hanno provato a ragionare sul modo in cui lo abitano partendo dalle loro esperienze personali. Il focus è stato quello di andare oltre il luogo fisico, fatto di stanze, campi e strutture e diverso a seconda del proprio paese, provando a guardare a quel “tu” che rappresenta l’unicità e la particolarità di ogni esperienza e di ogni adolescente, chiamato ad essere animatore dentro uno stile comune da sperimentare e fare proprio. Proprio perché unico, ogni ragazzo si mette a servizio sfruttando i propri talenti e cercando di superare anche le cose meno affini a se stesso mettendosi in gioco con quelli che con lui condividono quel cammino.
Per fare tutto ciò, quali sono gli strumenti ha un animatore nel concreto? Questo è stato il tema della seconda domenica in cui i ragazzi hanno potuto sperimentare in prima persona il tema del gioco e del laboratorio. Con il gioco si introducono il coinvolgimento, l’immaginazione, le regole e il divertimento. Dall’altro, con il laboratorio è possibile vivere un’esperienza in cui si esprimono con le mani le proprie idee facendo emergere ciò che si ha dentro, sapendo che una parte di sé rimane in quell'opera. Per far sì che questo accada, perché il gioco e il laboratorio non siano soltanto un passatempo, un animatore deve avere diversi tipi di sguardi: accogliente, pronto a tessere relazione, a guardare le emozioni e lo stato d’animo di chi ha davanti, che sia in grado di stupire e che sia coinvolto in prima persona.
Dopo aver guardato al luogo in cui abita l’animatore e quali strumenti ha a disposizione, con la terza domenica gli adolescenti si sono concentrati sull’importanza di fermarsi e interrogarsi su ciò che li muove e li anima, in particolare come animatori d’oratorio. Sono partiti dal guardare chi sono, con i propri punti di forza e di debolezza, con le emozioni che provano e le motivazioni che li guidano. Essere animatore vuol dire esserci con tutto se stessi, dalla testa ai piedi. Non animatori perfetti, ma unici perché veri e autentici, capaci di emozionarsi e donarsi. “Fare il corso centrale oggi evidenzia tre valori -spiega Elena Moioli, formatrice Upee -. Il primo è quello di scegliere di continuare ad investire con intenzionalità educativa negli adolescenti proponendo loro esperienze formative che sono importanti anche nel loro percorso di crescita personale. Il secondo è che loro stessi scelgono di mettersi in gioco e prendono con serietà il compito che gli viene affidato scendendo in campo per sperimentarsi e imparare qualcosa di nuovo. Il terzo valore è che, vivendo questa esperienza con altri adolescenti provenienti da altri paesi, lo sguardo si apra verso altre persone e diverse esperienze che non sono quelle che loro stessi vivono nel loro contesto. Questo accresce il loro valore e quello che vivono nell’esperienza stessa”.
La vera avventura inizia ora, tornando a sperimentarsi nelle proprie comunità e oratori, mettendosi in gioco con la consapevolezza di non essere i soli, ma che attorno ci sono tanti altri ragazzi che si spendono con entusiasmo e voglia di fare. In queste domeniche sono stati gettati piccoli semi che diventeranno fiori rigogliosi: buon cammino!